Neuroscienze e teoria psicoanalitica, Verso una teoria integrata del funzionamento mentale

In questo volume vengono ripercorsi i maggiori studi scientifici degli ultimi anni che, attraverso la sperimentazione delle neuroscienze, hanno dimostrato la validità delle teorie e delle scoperte cliniche della psicoanalisi, fornendone allo stesso tempo un importante aggiornamento. La clinica psicoanalitica in queste ultime decadi si è enormemente sviluppata e rivoluzionata in nuovi metodi e tecniche, e nella formazione dei nuovi analisti.

Questa evoluzione, in gran parte dovuta all’applicazione della psicoanalisi ai bambini e ai genitori, nelle epoche neonatali e perinatali, si sta integrando con le psicoterapie derivate dalla teoria dell’attaccamento e con le neuroscienze. Da tale integrazione si possono oggi enucleare nuove teorie sulle origini e lo sviluppo della mente.

Nei primi mesi di vita il cervello apprende infatti da chi si prende cura del bambino: la qualità della relazione con la madre e con altri caregivers struttura le sue reti neurali attraverso i messaggi affettivi della comunicazione non verbale. La “qualità” neuromentale che ne risulta dipende dalla struttura inconscia di chi accudisce il bambino.

Le neuroscienze hanno oggi rivoluzionato il concetto stesso di inconscio ed è possibile formulare una nuova teoria psicoanalitica integrata che spieghi le origini e il funzionamento mentale, attraverso le conoscenze sulla memoria implicita, la sua formazione, la continua trasformazione delle sue tracce nelle reti neurali e l’insieme delle connessioni che costruiscono la soggettività.

Gli studi più recenti indicano l’esistenza di convergenze significative tra neuroscienze e psicoanalisi non soltanto per quanto riguarda la dimensione inconscia della memoria, ma anche per quanto riguarda la ristrutturazione dei ricordi, un processo che per numerosi neuroscienziati potrebbe spiegare quanto si verifica in ambito psicoterapeutico.

Col progredire delle conoscenze, grazie a un’integrazione tra neuroscienze e psicologia, non soltanto la psiche ma anche la coscienza ci appaiono sotto una luce diversa. Paradossalmente, l’antica opposizione tra neuroscienze e psicoanalisi sta andando incontro a un ridimensionamento e il confronto della psicoanalisi con i dati empirici delle neuroscienze genera risonanze concettuali: benché metodi, strumenti e linguaggio delle due discipline siano fondamentalmente diversi, sta emergendo un territorio comune, quello che riguarda appunto ciò che non è conscio, ciò che si verifica a insaputa dell’Io, di cui non siamo consapevoli.

La celebre frase di Sigmund Freud, “l’Io non è padrone a casa sua” trova oggi numerosi riscontri nella conoscenza di disparate attività mentali.

Da un lato perciò, grazie alle neuroscienze, emergono nuove teorie della coscienza, dall’altro si sta delineando una neuroscienza dell’esperienza che tenta di ridurre la distanza che separa ancora la soggettività dall’oggettività, le descrizioni in prima persona da quelle in terza persona.

Certamente, una delle difficoltà che si pongono a una “scienza della coscienza” è il rendere oggettivo, vale a dire valutare con gli strumenti della scienza e in particolare delle neuroscienze, ciò che è soggettivo, un fenomeno che ha una dimensione diversa da individuo a individuo e, nel tempo, all’interno di uno stesso individuo: ma su questa strada gli studi sulla dimensione inconscia delle funzioni cerebrali rappresentano un primo passo importante.


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