La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie, Un’integrazione possibile?

Un libro per pedagogisti, educatori dell’infanzia e genitori che vogliano capire e favorire la rivoluzione epocale che sta avvenendo sotto i nostri occhi. L’avanzare della tecnologia è talmente rapido da provocare mutamenti impensabili solo vent’anni fa. Il problema che si presenta è: Come farà la scuola tradizionale a innestare i nuovissimi strumenti sulle solite vecchie modalità? Bambini seduti in silenzio e adulti parlanti? Interrogazioni a sorpresa e continua competizione? Non sarà che rischiamo una collusione senza precedenti?

Il progetto Montessori può costituire la base più sicura per ottimizzare il cambiamento, permettendo di inglobare le nuove tecnologie nel lavoro educativo in modo che aiutino e non siano d’intralcio allo sviluppo dei nostri abitanti del futuro. L’approccio montessoriano alle tecnologie, nei periodi fondamentali per lo sviluppo della personalità dei nostri bambini, li prepara per un mondo in cui le tecnologie saranno sempre più pervasive.

Oltre a dover prima di tutto rovesciare la qualità relazionale nel fare scuola – quindi modificare il pensiero degli adulti, le loro abitudini, il linguaggio, la sfiducia con cui si rivolgono a bambini e a ragazzi – è fondamentale definire confini netti tra i “piccoli” e la tecnologia: i bambini della seconda infanzia devono essere protetti da dispositivi che escludono in partenza l’esperienza manuale/sensoriale. Dobbiamo salvaguardare il loro graduale passaggio da una vita inconscia alla capacità di cominciare a dominare la realtà quotidiana. La falsa credenza che “prima imparano a usare i cellulari e tablet e più saranno intelligenti” deve essere sfatata.

Come denunciano coordinatrici e educatrici di Nido, cominciano già a due anni, abilissimi a utilizzare gli smartphone a danno di altre abilità di base, manuali e creative. Questo libro è il secondo mattoncino della Collana Appunti Montessori, per costruire un muro solido per proteggere il presente e il futuro dei nostri figli.

La forte personalità di Maria Montessori (1870-1952) è insieme l’origine del successo del suo metodo e il limite per la sua applicazione: non è facile trovare insegnanti capaci della stessa passione e dedizione della fondatrice. Le sue esigenze sia di libertà che di regole e disciplina nell’educazione del bambino sono state spesso confuse e mal comprese dai suoi critici.

Il suo concetto di pace e di calma interiore viene visto da molti come una delle chiavi di lettura fondamentali che pervade l’intera sua opera.

Il metodo Montessori si riferisce all’educazione del bambino dalla nascita all’età adulta. L’insegnante deve essere “solo” il mediatore che favorisce la voglia di fare, innata nel bambino; deve saper osservare, scegliere il materiale adatto e saper tacere al momento giusto.

Nella sua analisi Maria Montessori vede quattro periodi (“piani”) dello sviluppo.

Il primo (2-6 anni) ha per obiettivo l’esercizio dei sensi e l’educazione alla vita pratica e alla socialità, in un ambiente idoneo. Tra i temi: motricità, tempo, le faccende di casa, rapporto con la natura, indipendenza, silenzio, linguaggio, numeri, spazio, rumori e suoni, colori, scrittura, autoeducazione.

Nel secondo periodo (7-12 anni) avviene il passaggio dal piano sensoriale al piano astratto. L’insegnante rimane mediatore; tuttavia il bambino deve sempre avvertire la sicurezza dell’adulto. Tra i temi: studi sull’acqua, chimica, educazione cosmica, storia, le religioni del mondo, cultura artistica e musicale, scoutismo. “Il lavoro manuale con un fine pratico” scrive la Montessori “aiuta ad acquisire una disciplina interiore.

Quando la mano si perfeziona in un lavoro scelto spontaneamente, e nasce la volontà di riuscire, di superare un ostacolo, la coscienza si arricchisce di qualcosa di ben diverso da una semplice cognizione: è la coscienza del proprio valore”. L’adolescenza (12-18 anni) è “il periodo in cui il bambino diventa uomo, cioè un membro della società. […] L’associarsi porta forze nuove; stimola le energie. La natura umana ha bisogno della vita sociale, tanto per il pensiero che per l’azione”.

Maria Montessori chiede con forza una riforma delle scuole secondarie e favorisce l’educazione nelle comunità, in campagna, sull’esempio di quelle da lei conosciute in Inghilterra e Germania. Sono importanti sia la libertà del ragazzo che la sua protezione, le cure fisiche, l’alimentazione appropriata, l’educazione morale, l’espressione personale.

Nel quarto periodo (18-24 anni) la Montessori evidenzia la necessità di incoraggiare il giovane adulto all’autonomia, alla cooperazione e alla conquista dell’indipendenza economica durante gli studi universitari.


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