Le reti d’impresa in economia aziendale, Profili critici e interpretativi

Il presente lavoro monografico analizza il tema delle aggregazioni tra imprese in termini economico-aziendali, definendo in modo particolare le reti d’impresa e focalizzandosi sul modello italiano del contratto di rete. In questo senso, la concettualizzazione di azienda quale sistema di conoscenze rappresenta il presupposto per l’identificazione delle aggregazioni aziendali di natura formale, informale e mista.

Pertanto, il primo scopo di ricerca è rappresentato dalla costruzione di una base teorica per la spiegazione e l’interpretazione delle reti d’impresa in economia aziendale, poiché tale fenomeno trova diffusione negli ultimi decenni anche grazie all’interesse del legislatore italiano.

In questo scenario, notevole attenzione è rivolta, altresì, all’analisi della managership, del coordinamento aziendale e dell’informativa esterna d’impresa applicata alle reti attraverso l’introduzione di un report utile sia per la programmazione e il controllo delle attività aziendali, sia per la disclosure indirizzata agli stakeholder.

In altri termini, la misurazione delle performance della rete d’impresa è investigata mediante la proposizione di indicatori chiave e della stakeholder perspective con la prospettiva di ricerca di governare consapevolmente l’aggregazione aziendale, comunicando l’attività svolta ai portatori di interesse.

Inoltre, particolare enfasi si ritrova sul profilo interpretativo della valutazione economica d’azienda nel contesto delle reti d’impresa, non tralasciando l’analisi delle problematiche emergenti nella valutazione del patrimonio aggregato, del processo decisionale a supporto della scelta della metodologia valutativa, della valutazione del patrimonio intangibile come il capitale umano aggregato, il marchio della rete e le procedure di collaborazione aggregate.

Le reti d’impresa stanno assumendo, ormai da anni, un ruolo crescentemente rilevante, e ciò soprattutto a fronte di contesti economici sempre più fondati sulla conoscenza e sull’innovazione, che impongono alle singole imprese lo sviluppo di rapporti di cooperazione con altre realtà, per far fronte alle carenze di risorse, di flessibilità, di competenze, ecc., che la complessità e la turbolenza di tali contesti hanno fatto emergere.

La crescente rilevanza delle reti è riscontrabile anche dal fatto che il legislatore e la politica industriale hanno incominciato a riconoscere il ruolo sempre più importante di questa forma di aggregazione imprenditoriale. Nell’ambito dell’ordinamento giuridico italiano, seppur in ritardo rispetto ad altri ordinamenti, l’evoluzione normativa ha reso la rete un soggetto giuridicamente rilevante con l’istituzione del contratto di rete, al quale sono state inoltre legate alcune agevolazioni fiscali.

Oltre ai benefici di carattere tributario, sul fronte della politica industriale è interessante osservare come da alcuni anni diversi bandi di finanziamento, spesso indifferentemente dal progetto e dalla propria finalità, promuovano lo sviluppo di logiche di rete.

In letteratura la rete è stata spesso trattata come una forma intermedia tra impresa (gerarchia) e mercato, trovando una definizione in negativo, ossia definendo ciò che la rete non è. Si comprende, però, come tale impostazione di definizione delle reti sia limitativa, non consentendo di indagare le potenzialità e le criticità e implicazione legate alla rete. Come, infatti, osservano, in particolare, Palmieri e Rullani, «essendo una figura definita in negativo (come non-mercato e non-gerarchia) la rete che ereditiamo dalla discussione teorica in materia non ha una funzione predeterminata».

Il contratto di rete è un tipo di contratto introdotto nell’ordinamento giuridico italiano nel 2009, che permette di realizzare raggruppamenti di imprese per la collaborazione reciproca. L’iniziativa legislativa è stata favorita dall’adozione, in sede europea dello Small Business Act che, individuando nella piccola e media impresa la spina dorsale della produttività europea individuava nell’ottavo principio la costituzione di reti d’imprese per aumentarne la competitività.

Le imprese, con il contratto di rete, possono realizzare progetti ed obiettivi condivisi, incrementando la capacità innovativa e la competitività sul mercato, mantenendo la propria indipendenza, autonomia e specialità.

La collaborazione tra imprese permette di:

divenire un soggetto di dimensioni tali da poter affrontare meglio il mercato, anche estero
ampliare l’offerta
dividere i costi
accedere a finanziamenti e contributi a fondo perduto
godere di agevolazioni fiscali
partecipare alle gare per l’affidamento dei contratti pubblici
impiegare il distacco del personale tra le imprese: l’interesse della parte distaccante sorge automaticamente in forza dell’operare della rete
assumere in regime di codatorialità il personale dipendente secondo le regole di ingaggio stabilite nel contratto di rete

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha previsto un aiuto per l’internazionalizzazione delle PMI e delle Reti d’impresa, con il decreto del 15 maggio 2015, pubblicato in GU 37 n. 140 del 19 giugno 2015.

L’intervento prevede la concessione di “Voucher per l’internazionalizzazione”, attraverso dei contributi a fondo perduto, che hanno permesso in particolare alle imprese di acquisire servizi finalizzati ad includere nell’azienda il Temporary Export Manager che possa garantire il necessario supporto nelle attività di ingresso e crescita sui mercati internazionali, con la realizzazione di attività di studio, progettazione e gestione di processi e programmi sui mercati esteri.

 


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